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venerdì 27 ottobre 2017

PuntoG : Orgasmo Femminile



LA RICERCA DEL PUNTO G

Punto G, croce e delizia per tanti uomini. Sappiamo bene che l’ansia da prestazione degli uomini è proprio legata alla capacità di far raggiungere l’orgasmo alla donna.

L’ansia nasce dal luogo comune che dice che molte donne, per terminare più in fretta possibile il rapporto, ‘fingono il piacere’, dando uno schiaffo morale alla virilità maschile. Vi è poi un’altra buona schiera di donne, che secondo recenti statistiche sono il 15 percento della popolazione in rosa, nella propria vita non ha mai raggiungo ‘la gioia’.

La ricerca del punto G: tutta questione di clitoride ,così un team di medici inglesi si è messo alla ricerca del punto G per collocare questo punto focale del piacere femminile ed ha condotto uno studio mirato su un target di donne, in media di 32 anni. Sul punto G ancora poche sono le notizie che si hanno, luoghi comuni e detti popolari che rendono la localizzazione del piacere, una sorta di mistero.

Secondo lo studio londinese, l’orgasmo vaginale dato dal Punto G esiste ma ovviamente cambia a seconda dell’anatomia della vagina perché, in questo caso, è tutta questione di clitoride. Infatti sul campione di donne analizzate, circa dieci di loro non hanno mai raggiunto il piacere.

Studiando la fisionomia della loro vagina sono state notate delle caratteristiche molto simili: per tutte il clitoride è molto più piccolo e lontano dal canale di penetrazione. Questo svelerebbe l’arcano: è la stimolazione del clitoride a provocare il piacere vaginale, motivo per cui anche la penetrazione stimolerebbe il famoso punto G portando all’orgasmo femminile. Per stimolare a dovere la vostra donna potete provare tutta una serie di tecniche o giocattoli dell’amore.

Infatti anche i sex toys che si trovano in tantissimi sexy shop sono degli attrezzi utilissimi con cui far provare piacere alla propria donna. Spesso le donne non raggiungono l’orgasmo per ragioni “ambientali” cambiare un po’ le carte in tavola, cambiare posto o posizione o usare appunto un sexy toy per stimolare il clitoride e quindi per farle arrivare al piacere.

Con un piccolo vibratore ad esempio si può facilmente arrivare al fatidico punto G della donna
 senza alcun problema.

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IL PUNTO L
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Punto L : Orgasmo Maschile



Punto L: la zona da stimolare per far raggiungere l’orgasmo ad un uomo


Se le donne hanno il punto G, per gli uomini si parlerà invece di punto L. Si trova nella prostata ed è praticamente la zona tra i testicoli e l’ano, che, se stimolata nel modo giusto, riuscirebbe a far raggiungere un orgasmo intenso e prolungato.



Se da un lato le donne hanno il punto G, cioè quella parte del corpo che se stimolata provocherebbe il raggiungimento del culmine del piacere, per gli uomini si parla invece di punto L. Si tratta della zona perineale, cioè tra i testicoli e l’ano, che, essendo particolarmente erogena, sarebbe capace di far raggiungere l’orgasmo ad un uomo con la sola stimolazione. Il punto L si trova praticamente nella prostata, una ghiandola situata davanti al retto e al di sotto della vescica, che comincia a svilupparsi durante la pubertà e che produce il liquido prostatico, cioè una sorta di nutrimento per gli spermatozoi. Il massaggio prostatico viene utilizzato solitamente nella medicina orientale come metodo per ridurre la sterilità e per limitare il rischio di prostite e ipertrofia prostatica.

Come stimolare il punto L per far raggiungere l'orgasmo a un uomo
Se praticato durante il sesso, il massaggio e la stimolazione del punto L può provocare nel partner un piacere intenso e prolungato. L'orgasmo da punto L sarebbe infatti travolgente, lento, graduale e fluido, come se fosse un respiro. Infine, così come la donna con una serie di esercizi può rafforzare il pavimento pelvico e raggiungere un benessere maggiore durante il rapporto sessuale, anche l’uomo potrà “allenare” il suo punto L, stimolando e rinforzando i muscoli che circondano la prostata. Si tratta di una stimolazione esterna, capace di aumentare la sensibilità al piacere sessuale e di migliorare la durata e la qualità dell’orgasmo. Degli esercizi del genere permetteranno di tenere sotto controllo anche la salute della propria prostata.

La stimolazione del punto L può avvenire manualmente e oralmente: nel primo caso, è necessaria una masturbazione lenta e precisa operando leggere pressioni sulla zona perineale dell'uomo, tra i testicoli e l'ano. Quindi ricordate di tagliare bene le unghie o di fare attenzione a non procurare dolore al vostro partner. La stimolazione orale, invece, è diversa: il pene va succhiato sulla punta, all'apertura, a intervalli regolari unendo anche la stimolazione manuale. Evitate di succhiare forte, potreste irritare l'organo maschile ma, se fatto correttamente,
 il vostro uomo potrebbe avere un orgasmo prostatico molto intenso.

Il massaggio prostatico
 Diversamente, potrete stimolare l'ano introducendovi un dito all'interno in modo da poter toccare con la stimolazione sia la prostata che il pene e il punto L. La prostata è facilmente individuabile: si trova esattamente a tre/quattro centimetri sopra l'ano, verso il ventre. Potrete riconoscerla molto facilmente e, spingendo il vostro indice verso il basso, il vostro partner potrà raggiungere un orgasmo prostatico da sogno durante il quale lo sperma fluirà via lentamente. Potrete far raggiungere una maggiore intensità nell'orgasmo se, contemporaneamente, masturbate il vostro partner. Se avete problemi con il massaggio, provate a lubrificare il vostro dito ma solo dopo aver indossato un guanto di lattice e premete sulla prostata molto lentamente: vedrete che il vostro lui eiaculerà. Infatti una delle curiosità sul pene che, spesso, non ci dicono è che l'eiaculazione può avvenire anche senza diretta stimolazione: pensate che se la prostata è piena, solo la stimolazione prostatica – e non quella del pene – potrebbe causare l'eiaculazione.

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lunedì 9 ottobre 2017

Professionisti : Muratore, Imbianchino, Falegname, Idraulico, Elettricista


Ristrutturazione Totale Completa
Rifacimento Bagni
Falegname
Impianto Elettrico
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Imbiancatura o Stucco Veneziano
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Porte e Finestre Nuove e su Misura
Posatura Piastrelle 
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Ristrutturazioni Edili Complete 
di Appartamenti , Negozi , Laboratori ,
Uffici e Ville .


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Imbianchino , Piastrellista , Decoratore ,
Falegname , Idraulico ed Elettricista.

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martedì 22 agosto 2017

Insalata per Sgonfiare il Ventre


Insalata per sgonfiare il ventre e Perdere Peso

Questa è un’insalata pratica, di rapida preparazione e molto deliziosa, quest’insalata ti aiuterà a

sgonfiare il ventre, a perdere peso e soprattutto delizierà il tuo palato.

L’insalata è composta da diversi tipi di alimenti molto nutritivi,

 i quali hanno proprietà diuretiche che ti

aiuteranno ad eliminare l’eccesso di liquidi.

La sua preparazione ti occuperà all’incirca 15 minuti e

tutti i membri della famiglia potranno gustarla.

Insalata per sgonfiare il ventre e perdere peso

Ricorda di utilizzare ingredienti freschi per ottenere migliori risultati.

Ingredienti per due persone

 - 1 tazza di pomodorini, oppure 1 tazza di pomodori tagliati a cubetti;

- 2 tazze di cetrioli tagliati a cubetti;

- un po’ di formaggio in crema o di formaggio feta;

- 1 avocado tagliato a cubetti;

- 2 fette di cipolla rossa tagliate a piccoli pezzi;

- 2 cucchiai di prezzemolo tritato;

- 2 cucchiai di olio di oliva;

- 2 cucchiai di aceto balsamico;

- un pizzico di sale e di pepe.

Preparazione

Primo passo: in una piccola tazza metti il sale, il pepe, l’olio di oliva,
 l’aceto balsamico e mescola bene il tutto.

Secondo passo: in un recipiente metti il resto degli ingredienti ed utilizza un cucchiaio per mescolarli
delicatamente, in modo che non si rompano i cubetti di formaggio ed avocado.

Terzo passo: aggiungi il condimento preparato precedentemente.


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giovedì 10 agosto 2017

Eiaculare Spesso Protegge la Prostata



Cancro alla prostata,
masturbarsi almeno 21 volte al mese riduce il rischio fino al 33%


Grazie a uno studio statistico condotto su oltre 30mila uomini,
i ricercatori dell’Università di Harvard

hanno determinato che eiaculare spesso protegge la prostata dallo sviluppo del cancro.



Un team di ricerca americano della prestigiosa Università di Harvard (Boston) ha determinato che

masturbarsi oltre venti volte al mese (o fare tantissimo sesso) riduce significativamente il rischio di

sviluppare cancro alla prostata, potendolo abbattere fino a un terzo. Gli studiosi, coordinati dal

professor Edward Giovannucci, docente di Medicina presso il Dipartimento di Nutrizione ed

Epidemiologia dell'ateneo americano, sono giunti a questa conclusione dopo aver sottoposto a circa

32mila uomini una serie di questionari relativi alle proprie abitudini sessuali.



Seguiti per un periodo di 18 anni, dal 1992 al 2010, ai partecipanti è stato chiesto quante volte

eiaculassero mensilmente in tre fasi distinte della loro vita: prima di essere coinvolti nel progetto di

ricerca; nella fascia di età tra i 20 e i 29 anni e in quella tra i 40 e i 49. Dall'analisi statistica il team di

Giovannucci ha determinato i notevoli benefici della masturbazione

nel prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata.

Durante il periodo di follow up si sono ammalati di questa patologia poco meno di 4mila

uomini, la maggior parte dei quali eiaculava soltanto 3 o 4 volte al mese.

In generale, tenendo conto dei

fattori di rischio noti quali indice di massa corporea, divorzio,

sedentarietà, consumo di alcol e storia

delle malattie sessualmente trasmissibili,

il rischio per chi si masturbava almeno 21 volte ogni quattro

settimane poteva essere ridotto sino al 33 percento.

Le ragioni della protezione offerta dall'eiaculazione

non sono note, ma secondo i ricercatori potrebbe dipendere dal fatto che l'atto sessuale libera la

prostata da tossine nocive e batteri che potrebbero accumularsi nella ghiandola.

Essa, infatti, fornisce una fluido ricco di sostanze  come potassio e acido citrico
che impedisce al seme di “appiccicarsi”.

Inoltre, poiché in alcuni passati studi erano stati individuati
gli stessi cancerogeni del fumo di sigaretta

all'interno della prostata, eiaculando spesso è possibile evitare che essi si accumulino nel processo

noto come stagnazione prostatica. Insomma, il sesso (autonomo o in compagnia) fa sicuramente bene

alla salute, come dimostrato anche da numerosi altri studi, ma i ricercatori, che hanno pubblicato i

dettagli della ricerca su European Urology, sottolineano anche l'importanza di una corretta

alimentazione e dell'esercizio fisico.


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SEMPRE MEGLIO FARE L' AMORE
INSIEME AD UN/A PARTNER

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giovedì 6 luglio 2017

Bacio: dieci Benefici per la Salute



Ci rende più forti e pronti a contrastare infezioni e malanni. Aiuta contro stress e mal di testa e ci fa più belli perché contribuisce a farci perdere peso e a contrastare le rughe.

 Ecco dieci buoni motivi per baciarsi di più.



Rinforza il sistema immunitario
In dieci secondi di bacio si scambiano 80 milioni di batteri, anche nocivi quando chi si bacia è colpito da una malattia. Tra questi sicuramente lo steptococco o il virus Epstein-Barr, il virus che trasmette la famosa “malattia del bacio”, la mononucleosi.


Regolazione ormonale
Il bacio è anche una sorta di regolatore endocrino perché stimola la secrezione dell’asso ipotalamo e del surrene che scatena una “pioggia ormonale” dagli effetti benefici. Tra le sostanze prodotte ci sono dopamina, endorfine, serotonina.

Anti-stress
Poiché riduce i livelli di cortisolo, il bacio è anche un potente anti-stress. Il meccanismo è rafforzato dal fatto che il contatto delle labbra stimola l’ossitocina, un ormone che riduce lo stress.


Allevia l’emicrania
Con il bacio si rilasciano dopamina ed endorfine che abbassano la sensibilità al dolore. Ecco perché anche il mal di testa diventa più sopportabile.

Favorisce l’autostima
A qualunque età e di qualunque natura esso sia (erotico, romantico, materno o amicale), il bacio rappresenta una coccola che fa bene al proprio ego perché rappresenta una manifestazione di affetto e attenzione nei confronti dell’altro.


Anti-colesterolo
Baciarsi frequentemente ha un effetto metabolico vero e proprio che induce una riduzione del colesterolo, che è il mattone con cui l'organismo produce il cortisolo. Quindi meno stress significa meno bisogno di cortisolo e meno necessità di produrre colesterolo da parte del fegato.

Brucia calorie
Baciare appassionatamente può contribuire anche al dispendio energetico visto che, secondo alcune stime, ogni bacio farebbe bruciare almeno 12 calorie.

Anti-carie
Secondo l'Academy of general dentistry, un'organizzazione americana no profit, il fatto che quando ci si bacia aumenti la produzione di saliva favorisce la rimozione dei residui di cibi e dei batteri responsabili della carie.

Anti-rughe
Ogni bacio muove 29 muscoli facciali rendendo la pelle più tonica e luminosa. Inoltre, la tempesta ormonale che scatena rende il viso più rilassato.

Il bacio del cane
Uno studio dell'Università dell'Arizona sostiene che il classico "bacio" del cane sarebbe un toccasana per le nostre difese immunitarie perché i batteri presenti nel suo intestino avrebbero l'effetto di probiotici sul nostro organismo.

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GIORNATA DEL BACIO

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giovedì 1 giugno 2017

MAGNESIO


MAGNESIO: il minerale che aiuta a curare quasi tutto
E’ lo scarto del sale, ma è indispensabile per l’attività di oltre 300 enzimi e svolge un ruolo fondamentale praticamente su quasi tutti gli apparati del corpo umano.

Non a caso, da chi ne conosce le potenzialità, è considerato la panacea di molti mali. E’ facilmente assimilabile ed economico. Ma soprattutto funziona.

E’ l’unico fra i Sali di magnesio ad aver dimostrato la sua efficacia nella terapia delle malattie infettive, grazie all’effetto stimolante sui globuli bianchi e in generale su tutto il sistema immunitario.

Il Cloruro di Magnesio aiuta a curare “epilessie, distrofie, sclerosi, poliomielite, tumori, asma, bronchite cronica, broncopolmonite, enfisema polmonare, influenza, pertosse, raucedine, affezioni dell’apparato gastrointestinale, malattie cervicali, tensioni neuro muscolari, artriti, sciatiche, dolori ai muscoli, calcificazioni, osteoporosi, depressioni, ansie, paure, mali di testa, febbri, fuoco di sant’Antonio, orticarie, tetano (anche quando il paziente è già rigido), morsi di vipera (lavare anche la ferita), rabbia, parotite, scarlattina, rosolia, morbillo e le altre malattie dell’infanzia”.

Come ogni scoperta, anche questa parte da un evento pressoché fortuito: nel 1915 il professor Pierre Delbet, utilizzando una soluzione di cloruro di magnesio per il lavaggio delle ferite, si rese conto di come questa non solo non danneggiasse i tessuti, cosa che – invece – accadeva con gli altri antisettici, ma addirittura facilitasse la guarigione della ferita stessa.


Pierre Delbet

Delbet scoprì inoltre come l’uso del cloruro di magnesio scongiurasse pericolose complicazioni, quali le sovra infezioni batteriche frequenti all’epoca,
grazie all’azione di stimolo sull’attività dei globuli bianchi.

Il successivo e importantissimo passo fu scoprire che l’azione di stimolo non era limitata ai globuli bianchi, bensì agisse su tutte le cellule dell’organismo,
allargando lo spettro oltre i meccanismi di difesa.

La sperimentazione proseguì somministrando la soluzione anche per via orale, riscontrando – nella maggior parte dei pazienti – il manifestarsi di una sensazione di benessere generale, energia, una maggiore resistenza alla fatica e una maggior stabilità emotiva.

All’epoca, le molte persone che cominciarono ad assumere la soluzione di cloruro di magnesio in qualità di “tonico”, con conseguenze inaspettate sull’organismo,
informarono prontamente il professore.

In poco tempo, grazie alle testimonianze dei pazienti, Delbet si ritrovò tra le mani gli effetti della sua “scoperta”. Il cloruro di magnesio aveva fatto scomparire completamente disturbi dell’apparato digerente come coliti, colecistiti e angiocoliti, aveva migliorato in modo esponenziale affezioni del sistema nervoso quali il tremore senile, il morbo di Parkinson, i crampi muscolari. Ancora, effetti sorprendenti erano stati riscontrati nella cura della pelle: acne giovanile, eczema, psoriasi, verruche, geloni, prurito. Infine, Delbet fu in grado di dimostrare come il cloruro di magnesio potesse migliorare lo stato di unghie e capelli, di diverse patologie legate allo stato allergico come il raffreddore da fieno, l’orticaria, i pruriti di vario genere fino ad arrivare alle emorroidi e all’edema di Quincke. La sua sperimentazione si allargò a tal punto da testare il cloruro di magnesio localmente, sotto forma di pomata: l’effetto non raggiunse il 100% voluto, ma l’applicazione permise di far inscurire buona parte di capelli e barbe sbiancate da anni,
o di scolorire le macchie cutanee della “vecchiaia”.

Nelle sue ricerche, Pierre Delbet fu coadiuvato dal Dottor Neveu, ma i benefici del Cloruro di Magnesio hanno interessato parecchi medici e ricercatori, tra cui l’italiano Raul Vergini.

Se gli alchimisti assegnavano la denominazione di Panacea Universale al chermes, minerale ritenuto capace, oltre che di guarire ogni male, anche di prolungare indefinitamente la vita, a questo punto anche il Cloruro di Magnesio potrebbe arrogarsi, senza tema di smentita, lo stesso titolo.

La cosa incredibile è come la carenza di Magnesio sia sempre stata ignorata dai medici come possibile causa di almeno una buona parte dei disturbi che affliggono l’essere umano.

Il Magnesio è un elemento essenziale presente in tutti gli organismi, indispensabile per lo svolgimento di numerose reazioni enzimatiche. L’organismo umano ne contiene circa 25 grammi, localizzati per lo più nelle ossa, nei muscoli, nel cervello e in altri organi come fegato, reni e testicoli.


Il Magnesio ha la capacità di produrre l’equilibrio minerale necessario agli organi per l’espletamento delle loro funzioni, come per esempio i reni, alimenta l’acido urico nelle artrosi, ha potere decalcificante fino alle più sottili membrane nelle articolazioni, nelle sclerosi e nelle sclerosi calcificate, quindi è un valido aiuto per prevenire gli infarti poiché purifica il sangue. Rinvigorisce anche il cervello: diversi studi attestano la sua validità
 nel mantenerne la gioventù, fino alla vecchiaia.

Malgrado tutto ciò, il Magnesio è – tra tutti gli elementi – il meno somministrato.

La sua importanza è stata, e ancora oggi continua a essere dai più, sottovalutata.

Se è stato dimostrato come, con l’uso del Magnesio, aumenti anche la conta dei globuli bianchi perché questo effetto, che porta il nome di citofilassi, continua a essere ufficialmente trascurato? Come dire che per l’essere umano non sia importante avere la possibilità
 di aumentare il proprio tono immunitario.

Secondo Padre Beno J. Schorr, professore di fisica, chimica e biologia al Collegio di Santa Caterina “Il Magnesio elimina il calcio dai punti indebiti e lo fissa solidamente alle ossa. Dopo i 40 anni l’organismo assorbe sempre meno magnesio, producendo vecchiaia e dolori perciò deve essere preso secondo l’età. Dai 40 ai 55 anni: mezza dose (una dose = una tazzina da caffè). Dai 55 anni ai 70: una dose al mattino. Dai 70 ai 100 anni: una dose al mattino ed una alla sera”. (1985)

E’ del 1932 la ricerca di Schrunipf-Pierron: la dieta abituale delle popolazioni rurali dell’Egitto forniva quasi due grammi di Magnesio al giorno. Risultato? Tra i contadini egiziani l’incidenza del cancro era 10 volte inferiore a quella delle popolazioni di Europa e USA, mentre quella del cancro allo stomaco addirittura 50 volte minore.
Non a caso, anche Delbet orientò la sua ricerca anche in quest’ambito.

Nel quotidiano, Schrunipf-Pierron osservò come i contadini egiziani non soffrissero di raffreddori, influenze, polmoniti e pleuriti. Le loro donne partorivano con estrema facilità, mentre gli anziani conservavano un’ “andatura elegante e armoniosa anche in età molto avanzata”.

Sia chiaro, il Cloruro di Magnesio non è una medicina, bensì un alimento che non ha controindicazioni ma soprattutto è compatibile con qualsiasi cura farmacologica in corso. Ha comunque una peculiarità non indifferente: prenderne una dose per un dolore soltanto fa sì che eventuali altri dolori guariscano comunque, perché il sale mette in ordine tutto il corpo.

Come integrare il Magnesio? Presto detto: il magnesio si trova nei cereali integrali, nella soia, nei fagioli, nei i vegetali in genere (se coltivati con metodo biologico), nei frutti di mare, nella cioccolata e nel cacao. Essendo un prodotto di scarto del sale, va da sé che anche il sale marino sia ricco di Magnesio. Peccato però che l’impiego di concimazioni minerali e il raffinamento dei cibi portino alla quasi totale perdita di magnesio.
La stessa cottura può portare a un impoverimento dello stesso fino al 70%.

Come scoprire se si è carenti di Magnesio? Molto spesso i sintomi passano per ansia, ipereccitabilità muscolare, cefalea, vertigini, insonnia, asma, alterazioni del ritmo cardiaco, stanchezza eccessiva, disturbi del ciclo mestruale.

Dire che si sarà immuni da tutte le malattie è impossibile, ma sapere che c’è la possibilità di attenuare i dolori e il decadimento del corpo, è già una ragione importante per cominciare ad assumerlo. Anche perché il corpo, nella sua grande intelligenza fisiologica, elimina l’eventuale eccesso da solo.
Al massimo, pulirete l’intestino. Che male non fa.

Per quanto mi riguarda, devo ringraziare un erborista che, anni fa, mi ha letteralmente “rimessa al mondo” consigliandomi il Cloruro di Magnesio. La pigrizia a volte prende il sopravvento e io stessa, pur consigliandolo a tutti, dimentico di assumerlo. E gli effetti si vedono. Per quanto mi riguarda, uso il Magnesio Supremo, scelto dopo aver letto il libretto accompagnatorio. Iniziato con il pensiero che comunque male non faceva, ho visto sparire in poco più di una settimana un dolore alla schiena che credevo cronico, e non solo. Potete trovare questo prodotto nelle farmacie più lungimiranti, nelle erboristerie, o ordinarlo online. Francamente dove lo acquistiate non ha importanza. Posso solo dirvi che mi ha aiutata, tanto. Così ho pensato fosse giusto e doveroso,
mettervi al corrente del mio “piccolo segreto”.

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venerdì 12 maggio 2017

Le migliori posizioni sessuali per dimagrire






Posizioni sessuali per bruciare calorie e perdere peso. Vediamo quali sono le migliori per dimagrire.

Certo, fare l’amore non equivale a fare fitness, tuttavia è impossibile dire che non rappresenti una vera e propria attività fisica, capace di far bruciare al corpo un cospicuo numero di calorie, in base alla posizione scelta.  Vi piacerebbe scoprire quali sono le migliori posizioni sessuali per dimagrire? Vediamole, dunque.
Tra le migliori posizioni sessuali per dimagrire, senza ombra di dubbio, quella in piedi è certamente la migliore per bruciare calorie. L’amore fatto in piedi, infatti, finisce col rassodare i glutei, tonificare gambe e braccia e a scolpire l’addome. Se poi siete soliti avvinghiarvi sul corpo del partner, brucerete molte più calorie, visto che lavorerete di resistenza e sul controllo dei muscoli.
La posizione del missionario consente all’uomo di bruciare di più, ma la donna contraendo addominali e glutei durante l’amplesso, finirà per bruciare più calorie, oltre ad aumentare la durata di quest’ultimo.
La posizione dell’amazzone, ovvero quando la donna è di sopra a guidare il rapporto, favorisce un maggiore dispendio di calorie, dato il “duro” lavoro svolto dai glutei e dal tronco.
Il direttore del Centro di Medicina dello Sport di Padova, Bruno Fabbri, è dell’idea che attraverso il sesso è possibile bruciare fino a 600 calorie per singolo rapporto, tuttavia ad incidere sulle calorie bruciate è la durata dello stesso. Al fine di bruciare 600 calorie bisognerebbe fare l’amore almeno 1 ora, il che risulta abbastanza difficile se si pensa che la media dei paesi europei si aggira attorno ai 14 minuti.
Essendo dunque più relisti, fare l’amore in piedi per circa 10 minuti, porterebbe a consumare almeno 270 calorie, mentre per lo stesso lasso di tempo, nella posizione del missionario,  si consumerebbero sulle 150 calorie.
Al di là di quelle che possono rappresentare le posizioni sessuali migliori per dimagrire, bisogna ricordare che il dispendio energetico è correlato all’intensità fisica (ed emotiva) che si mette nel rapporto. Maggiore sarà il movimento del corpo, maggiori saranno i muscoli coinvolti, maggiore sarà il dispendio energetico. Come è ovvio che sia, brucia meno chi sta sotto, anche baciarsi contribuisce a bruciare calorie, persino spogliarsi.
Tra le altre cose, è bene sapere che ad incidere sul consumo di calorie vi è anche il contesto in cui il rapporto sessuale si consuma e gli stati d’animo provati durante l’amplesso. Ad esempio il sesso da tradimento provoca un maggiore consumo di calorie rispetto a quello fatto con la propria partner, stesso discorso per ciò che concerne il sesso occasionale o quello fatto in luoghi insoliti.

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giovedì 13 aprile 2017

Perché l'olio di palma fa male


Leggere tra gli ingredienti di un alimento confezionato il nome di un olio vegetale rassicura e lascia che l'assonanza vegetale-naturale-salutare faccia entrare nel carrello della spesa molti prodotti ad alto
impatto calorico e ingannevoli sotto l'aspetto salutistico.

Non sono soltanto i lipidi animali ad avere un alto contenuto percentuale di grassi saturi, anche gli oli di semi tropicali - che si ottengono per estrazione industriale con solvente chimico, allontanato per
successiva distillazione e rettificazione dell'olio - hanno una composizione di acidi grassi saturi variabile, che può arrivare al 50% nell'olio di palma e cocco e superare l'80% nell'olio di palmisti.
Alcuni oli, pur essendo vegetali, danno gli effetti metabolici dei grassi animali, che assunti in dosi non controllate, risultano aterogeni e cardiotossici.

Olio d'oliva vs grassi saturi vegetali
Evidenze scientifiche che correlano il comportamento alimentare e nutrizionale allo stato di salute,
riconoscono all'acido oleico monoinsaturo dell'olio extravergine d'oliva e all'alta percentuale di
antiossidanti in esso contenuti, un effetto protettivo sulle patologie cronico-degenerative,
cardiovascolari, neoplastiche e metaboliche, mentre i grassi saturi vegetali e animali sono correlati
all'aumento del rischio di infarto, ictus e tumori.

Attenzione alle etichette
Con l'adeguamento delle etichette italiane alle norme europee sulle informazioni alimentari al
consumatore (Reg. UE 1169/2011) abbiamo acquisito l'indicazione obbligatoria della tipologia di oli e grassi utilizzati, passando dalla definizione generalista “grassi vegetali” alla specifica dicitura in
etichetta della materia prima utilizzata: olio di palma, di cocco, di girasole…
Questa indicazione è utile nel guidarci attraverso le corrette scelte alimentari, dato l'utilizzo di oli tropicali nei generi di largo consumo e anche nei prodotti biologici.

L'olio di palma grezzo è ricco di vitamina E e carotenoidi
che si perdono con i processi di raffinazione.
L'olio di palma bifrazionato utilizzato nell'industria alimentare è privo della naturale componente
antiossidante e a causa della frequenza di consumo dei prodotti da forno industriali, delle creme
spalmabili e al suo impiego che trova utilizzo anche nella pasticceria, nelle fritture e nel latte artificiale per l'alimentazione della prima infanzia è facile superare nell'alimentazione quotidiana la quota raccomandata di acidi grassi saturi, che secondo l'INRAN, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, non dovrebbe superare il 7-10% delle calorie alimentari giornaliere.

In conclusione
Occorre prestare attenzione alla frequenza con cui si consumano alimenti che contengono olio di palma e alla loro quantità, tenendo in considerazione la facilità con cui questo alimento si ripropone nella composizione degli alimenti che consumiamo anche più volte al giorno.
Come qualsiasi altra fonte di grassi saturi - burro, strutto, insaccati, olio di cocco - va utilizzato con
moderazione, per evitare di esporci al rischio di obesità e patologie correlate.

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sabato 11 febbraio 2017

Sbiancare i Denti



Uno dei trattamenti estetici più richiesti è lo Sbiancamento denti, trattamento che porta i denti ad 
apparire più bianchi eliminando possibili macchie e l’ingiallimento.

I denti: come sono composti?

Ogni dente si distingue in tre parti: corona, colletto e radice. La corona è la parte che sporge dalla 
gengiva visibile a occhio nudo.  Il colletto è quella porzione tra la corona e la radice ed è formato da un tessuto di transizione. In fine le radici o la radice s’inseriscono nell’alveolo e si ancorano alle pareti tramite legami di tessuto connettivo. Ogni dente è formato da smalto, dentina e polpa. Partendo dall’esterno verso l’interno abbiamo lo smalto, 
un particolare tessuto epiteliale che dà colore al dente. 
La dentina è composta da un tessuto osseo molto resistente e giallognolo. Ha la funzione di proteggere la polpa dentale dalle variazioni di temperatura e delle sollecitazioni di tipo meccanico. All’interno della dentina c’è la polpa, ricca di vasi sanguigni e terminazioni nervose.

Il colore dei denti

Il colore dei denti dipende essenzialmente da fattori genetici. Così come ognuno ha il suo colore di 
occhi, di capelli o di pelle, anche per i denti vale lo stesso discorso. La dentina, anche se di colore 
bianco puro ha sfumature grigiastre, giallognole e rossicce che rasparono dallo smalto sovrastante in 
maniera più o meno intensa. Anche se lo smalto è un materiale molto resistente e mineralizzato, ha la 
particolarità di essere poroso, lasciandosi quindi attraversare da sostanze
 e minuscole particelle capaci di cambiare il colore dello smalto e della dentina. Le sostanze più dannose per il colore sono:

Fumo di sigaretta
Collutori con clorexidina
Caffè
The
Liquirizia
Spinaci
Vino rosso
Coloranti artificiali

Inoltre un’insufficiente igiene orale favorisce il deposito della placca che si trasforma in tartaro, sostanza di colore giallo. La placca crea un effetto barriera opponendosi alla riflessione della luce, essenziale per valorizzare l’effetto brillante dei denti, e spegne man mano il bianco candido. Questo perché le sostanze dannose aderiscono meglio alla placca o al tartaro rispetto allo smalto. Il tutto si conclude con un colore giallognolo e opaco che porta il soggetto a richiedere lo Sbiancamento denti.

Quando ormai il tartaro si è impadronito della cavità orale, le manovre domiciliari d’igiene non possono fare molto per risolvere il problema. Trattandosi di un materiale estremamente duro, l’unica soluzione è la seduta d’igiene orale dal dentista. Questo trattamento permette di diminuire il rischio di gengiviti e altre malattie paradontali.

Come sbiancare i denti

sbiancamento denti metodi professionali

Lo Sbiancamento denti può essere distinto in due categorie base: sbiancamento domiciliare e 
sbiancamento professionale chiamato anche bleaching professionale. La differenzia sostanziale tra le 
due tipologie, oltre al costo, sta nei tempi di posa dei prodotti sbiancati e alla concentrazione utilizzata dello sbiancante. Ovviamente dal dentista si possono usare concentrazioni più elevate perché si è sotto attenta osservazione di un professionista. Con l’applicazione domiciliare il trattamento si distribuisce in un lasso di tempo breve-medio che varia a secondo della concentrazione dello sbiancante. In entrambi i casi si usa perossido d’idrogeno a concentrazione variabile, anche se per il trattamento a casa fai da te si preferisce l’uso del perossido di carbamide, il quale è solubile nei fluidi orali e non irrita i tessuti molli e le gengive.

Sbiancamento denti con il laser

È una tecnica che comporta l’utilizzo di un laser e di un gel a base di perossido d’idrogeno da applicare direttamente sullo smalto. La penetrazione dello sbiancante è attivata grazie ai principi attivi in esso contenuti ma ottimizzati in termini d’intensità e velocità dal laser.

Sbiancamento denti con lampade a led

Oltre all’utilizzo del laser, si possono velocizzate e ottimizzare i risultati dello Sbiancamento denti con lampade a led. Queste producono una luce riflettente che permette di ridurre le sedute a soli venti minuti circa.  Ovviamente anche in tal caso si adopera un gel sbiancante.

Entrambi i metodi sopra citati si eseguono presso lo studio dentistico. Di solito prima dello 
Sbiancamento denti si procede con una pulizia professionale da parte dell’igienista, così da rimuovere placca e tartaro che impediscono uno sbiancamento omogeneo. Per quest’operazione si possono 
utilizzare i classici strumenti manuali oppure gli ultrasuoni. Quest’ultimo metodo permette di eliminare il tartaro sotto le gengive in modo delicato. Generalmente la pulizia dei denti si conclude con l’eliminazione delle macchie sullo smalto tramite una pasta lucidante e l’utilizzo di un gommino o spazzolino che effettua dei movimenti circolari. Un’altra tecnica molto usata è quella dell’air polishing che sfrutta un getto d’acqua sotto forte pressione.

sbiancamento dei denti fai da te

La concentrazione di perossido d’idrogeno utilizzato alla poltrona è di 35-38% c.a. Un volta liberato 
l’ossigeno durante l’attivazione dello sbiancante, s’innescano reazioni di ossido-riduzione che 
scompongono le macchie in composti più piccoli, incolori e facili da smaltire. Ovviamente eseguire il trattamento dal dentista massimizza il risultato e minimizza i possibili effetti indesiderati come la 
sensibilità termica e l’irritazione gengivale. Tali disturbi si prevengono utilizzando delle protezioni che coprono gengiva, lingue e labbra.
 Di solito si applica una mascherina personalizzata in silicone morbido. 

È possibile però che si presentino lo stesso leggere gengiviti subito dopo il trattamento, che tendono a risolversi in maniera spontanea in 24-48 ore. La seduta alla poltrona ha una durata variabile che va da 20 a 60 minuti. Il costo si aggira indicativamente tra i 300 e i 600 euro. È fondamentale evitare di fumare e di assumere cibi e bevande colorate per almeno 24 ore dopo lo Sbiancamento denti.

Sbiancamento denti domiciliare

Diversi i prodotti in commercio utilizzabili per lo Sbiancamento denti. 
Tra i metodi più conosciuti abbiamo:

Dentifricio abrasivo
Mascherine con perossido di carbamide
Bicarbonato di sodio
Penne sbiancanti
Acido malico
Strisce adesive con sbiancante

Il dentifricio abrasivo è un prodotto finalizzato all’eliminazione delle sole macchie superficiali. L’azione viene svolta tramite una spazzolamento importante sulla superficie dei denti, usando una pasta di granulometria più grande rispetto al solito. Questa tecnica ha molto effetti indesiderati, principalmente un maltrattamento dello smalto dentale con conseguente ingiallimento dei denti. Se però utilizzato nel corretto modo, si ottengono risultati nel tempo e a basso costo 
(un dentifricio sbiancante va dai 2 ai 5 euro).

Le mascherine invece sono realizzate appositamente dal dentista, personalizzandole secondo l’arcata 
del paziente. Al loro interno è inserita la giusta quantità di sbiancante in gel e vanno applicate 
direttamente sui denti. Di solito il trattamento ha una durata che varia dai 30 minuti alle 3-4 ore in base alle indicazioni del dentista, per circa una settimana. Si ottengono ottimi risultati a patto che si compiano brevi richiami nel corso di 5-6 anni, durata d’effetto del trattamento.

Il bicarbonato di sodio trova molteplici applicazioni nella vita quotidiana, in particolare nello 
Sbiancamento denti. Oltre ad espletare un’azione abrasiva superficiale sullo smalto per l’eliminazione delle macchie, è utile anche a eliminare la placca.  Il bicarbonato di sodio è spesso già presente nelle formulazioni dei dentifrici, inoltre non provoca effetti collaterali.

Le penne sbiancanti sono uno strumento di ultima generazione, ideato dall’odontoiatria estetica al fine di rendere i denti più lucenti, candidi e di tonalità chiare. Il tutto funziona stando comodamente a casa senza dover andare dal dentista.  Lo strumento ha la forma di una penna, con una punta composta da una spugnetta o un pennellino. All’interno del corpo c’è il gel sbiancate che fuoriesce misurato premendo un pulsantino. Sicuramente si tratta di un metodo innovativo, il colore diventa più brillante ma il tutto non può essere paragonato al bleaching professionale. Possiamo definire questo procedimento una via di mezzo tra i trattamenti professionali e
 lo Sbiancamento denti con metodi naturali.

Strisce sbiancanti

Le striscette sbiancanti per i denti rientrano nella categoria dei metodi di sbiancamento domiciliare 
trovando però la loro collocazione tra il trattamento professionale e quello fai da te. L’obiettivo di questo prodotto è di illuminare il sorriso, donare candore cambiando la tonalità dello smalto e rimediando alle macchie provocare dagli alimenti dannosi come il caffè, 
il the, le bibite colorate o dal fumo. 


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Tosse : Cause e Rimedi


La tosse può colpire saltuariamente anche i soggetti che hanno una salute di ferro e, in genere, 
va via da sola senza creare troppi problemi. Alcune persone, però, sono più predisposte delle altre 
all’insorgenza di questo disturbo, che può cronicizzarsi e diventare complicato
 da gestire nella vita di tutti i giorni.

Ma quali sono le cause che portano all’insorgenza della tosse? Si può fare qualcosa per farla 
guarire prima? Esistono dei rimedi davvero efficaci contro questo disturbo? 

Cos’è la tosse?

La tosse è una risposta automatica ed incontrollabile della gola alla presenza di corpi estranei o di 
sostanze irritanti e/o tossiche. Si tratta di un meccanismo in grado di proteggere la gola e liberarla 
tempestivamente dai corpi estranei o dalle sostanze che potrebbero attaccarla o farla infiammare.

E’ il cervello ad inviare l’impulso di “tossire” ai muscoli di addome e diaframma, dopo essere stato 
sollecitato dai nervi presenti nell’apparato respiratorio.

La tosse non è altro che dell’aria che viene spinta fuori dai polmoni a grande velocità, per “ripulire” il tratto interessato dell’apparato respiratorio ed espellere tutti i corpi estranei e/o le sostanze pericolose.

La tosse può essere secca o grassa, saltuaria o cronica, e può contenere tracce di muco o sangue a 
seconda delle problematiche e delle patologie che hanno colpito il soggetto interessato. In linea 
generale si parla di tosse cronica quando il problema supera le 3 settimane.

Sintomi correlati alla tosse secca

Nella maggior parte dei casi, la tosse secca non è un sintomo a se, ma è accompagnata da altri fastidi 
che variano in base alla causa scatenante. Poiché la tosse secca è quasi sempre presente durante gli 
stadi influenzali, è spesso accompagnata da febbre, malessere generale, mal di gola, voce rauca o 
assente, nausea, vomito e dolori articolati.
 Si aggiungono a questi sintomi, anche se meno di frequente, 
alitosi, diarrea, gengive sanguinanti e inappetenza. Anche nei bambini la tosse secca può essere 
accompagnata dagli stessi sintomi che si presentano nei soggetti adulti. 

Quali sono le cause scatenanti della tosse secca?

Le cause della tosse sono tantissime: da virus ai batteri, dal contatto con un allergene all’aspirazione di una sostanza tossica, dall’asma al raffreddore, dall’assunzione di alcuni farmaci alla presenza di 
patologie specifiche (cancro, bronchite, difterite, laringite, tubercoli, pertosse e così via).

Una tosse normale tende a risolversi autonomamente o con l’ausilio di farmaci comuni. Se sono 
trascorse più di 2-3 settimane e la tosse non passa, è arrivato il momento di iniziare a preoccuparsi. Il 
primo passo è cercare di capire quali sono le cause scatenanti della tosse.

Se soffrite di tosse secca è molto probabile che il problema risieda
 al livello della laringe o della trachea. 
Nella maggior parte dei casi la causa è un’infiammazione, 
che invia continuamente al cervello il messaggio di tossire.

La tosse secca si presenta senza l’espulsione di muco o catarro, ma può essere comunque molto 
fastidiosa per chi ne soffre. La tosse secca persistente e cronica, oltre a rappresentare un rischio per la salute di tutto l’apparato respiratorio, può dare origine a lesioni ai polmoni e ai bronchi, può causare 
insonnia, spossatezza, stress e molto altro.

I rimedi naturali contro la tosse secca.

Prima di ricorrere ai farmaci, potete provare ad alleviare i sintomi della tosse secca con i classici “rimedi della nonna”. Uno dei più efficaci è il latte caldo con qualche cucchiaio di miele: un vero toccasana. Se siete amanti dei rimedi erboristici non esitate e procuratevi della Malva oppure della Propoli: entrambi hanno eccezionali virtù calmanti ed antinfiammatorie,
 l’ideale contro la tosse secca. 
In particolare:
La malva svolge azione protettiva a livello dell’epitelio e disinfiamma le mucose
L’altea essendo ricca di mucillagini addolcisce la mucosa della gola
Il tiglio, in particolare i suoi fiori, protegge la mucosa faringea 
e tracheobronchiale quando si presenta la tosse secca
Il miele e il propoli hanno un’azione calmante
I farmaci per combattere la tosse secca.

Oltre ai rimedi naturali, esistono molti farmaci in grado di curare questo disturbo. Se a soffrirne è un 
bambino, piuttosto che ricorrere a farmaci molto aggressivi, 
si può utilizzare un mucolitico da assumere via aerosol.

Per quanto riguarda i medicinali veri e propri, i più indicati sono quelli a base di Destrometorfano, di 
Butamirato oppure di Dropropizina, che possono presentarsi in diversi formati, come le compresse, le gocce e gli sciroppi.

In generale i farmaci utilizzati più comuni sono quelli sedativi, che vanno quindi ad esercitare un’azione calmante, senza però trattare la causa del problema.  Ovviamente è solo un palliativo. Se il medico lo ritiene necessario, bisogna curare la malattia alle origini. Nel caso in cui alla tosse secca si aggiungono come sintomi mal di testa, dolori articolari, febbre, brividi di freddo e malessere generale, si può ricorrere all’uso dei comuni analgesici, i Fans, 
quali il Naprossene, l’Ibuprofene ed il Paracetamolo.

Ovviamente in base al tipo di tosse, si segue un trattamento diverso e l’utilizzo di farmaci specifici. Ad esempio per la tosse derivante dall’asma, una patologia allergica, è trattata efficacemente con farmaci antistaminici o con i glucocorticoidi da assumere per via inalatoria. Se la causa scatenante è la bronchite, che ricordiamo comincia con una tosse secca per poi diventare produttiva (tosse grassa) 
durante il decorso della patologia, bisogna agire con antibiotici per eliminare l’infezione, e assumere 
farmaci antitussivi e broncodilatatori al fine di alleviare i sintomi.

La tosse secca causata da laringite virale o tracheite è trattata con farmaci antitussivi e prodotti 
demulcenti a base di glicerina, sciroppo d’acacia, liquirizia e miele, placando l’infiammazione. 

Ovviamente qualora fosse necessario, entrano in gioco gli antibiotici e gli antivirali specifici per il 
patogeno responsabile della malattia.  Quando la causa è la pertosse, si agisce combattendo il 
patogeno Bordetella Pertussis con antibiotici a base di Eritromicina e Claritromicina. La pertosse è 
facilmente riconoscibile dai sintomi. Si presenta con una respirazione rumorosa anticipata da una tosse molto forte. Dopo circa 5-6 colpi di tosse stizzosa,
 viene eliminato dell’espettorato mucoso e filante. 

Anche la polmonite infettiva provoca tosse secca. In tal caso si somministrano sciroppi antitussivi e 
sostanze demulcenti per attenuare il fastidio.

Quando invece, la causa della tosse secca è il fumo, l’unico e vero rimedio è di smettere di fumare. 
Durante il decorso di disintossicazione, si possono assumere sciroppi demulcenti, oppure si può 
ricorrere al classico rimedio della nonna, un bel bicchiere di latte caldo con il miele. A volte sono proprio gli stessi prodotti usati per smettere di fumare a provocare la tosse.

Ricorrere all’omeopatia per combattere la tosse secca.

Anche i rimedi omeopatici possono dare sollievo e curare chi soffre di tosse secca cronica e 
persistente. Alcuni dei più efficaci farmaci omeopatici sono l’Aconitum napellus, il Phosphorus, 
l’Hyoschiamus niger, il Lycopodium clavatum, la Belladonna e la Spongia.

Ricordatevi che il fai-da-te sia nella medicina omeopatica che in quella tradizionale è fortemente 
sconsigliato, perché, invece che risolvere il problema, potreste contribuire ad aggravarlo assumendo dei medicinali non adatti alla vostra sintomatologia oppure, addirittura, pericolosi. Se i rimedi naturali non funzionassero e se i sintomi continuassero a peggiorare, è il caso di rivolgersi tempestivamente ad un medico, in modo da valutare il percorso terapeutico da effettuare e le cause di un disturbo tanto persistente e durevole.



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Emodieta




La dieta gruppo sanguigno (conosciuta comunemente anche come Emodieta) è una particolare dieta 
introdotta sul finire degli anni ’50 dal dottor James D’Adamo, e basata sul presupposto che oggi 
esistono quattro gruppi sanguigni (0, A, B e AB) e che la loro comparsa sarebbe avvenuta in epoche e luoghi molto diversi tra di loro, probabilmente anche in relazione 
ad abitudini e attitudini alimentari molto differenti.

Secondo questa dieta, ogni gruppo sanguigno può trarre beneficio o meno da una particolare 
alimentazione. Qualche esempio? Il gruppo sanguigno 0 è tipicamente quello dei primi cacciatori e, 
pertanto, la loro dieta ideale non potrà che essere costituita da carne, pesce, frutta e verdura. Una 
relazione che secondo i fautori della dieta sarebbe molto forte, e svelerebbe perché alcune persone 
perdono peso seguendo una particolare dieta, mentre altre non ne traggono alcun beneficio, e perché 
alcune persone riescono a conservare una buona forma fisica e mentale, 
mentre altre invecchiano più rapidamente.



Dieta gruppo sanguigno: Gruppo 0

Il gruppo 0 è il gruppo sanguigno del cacciatore di diversi secoli fa. Ne consegue che queste persone 
hanno generalmente un sistema immunitario molto forte, ma possono adattarsi male e lentamente ai 
cambiamenti di dieta e di ambiente.
Cosa mangiare: il “cacciatore” dovrebbe evitare di alimentare il proprio stomaco con eccessi di acidi, 
preferendo diete ricche di proteine animali (carni rosse, bianche e pesce), alimenti che per essere 
digeriti richiedono una buona produzione di acido cloridico. Di contro, dovrebbero essere eliminati latte e latticini, cereali (soprattutto quelli con glutine) e buona parte della frutta.  Inoltre, proprio come i primi cacciatori, i soggetti appartenenti a 
questo gruppo sanguigno devono effettuare attività fisica pesante. 


Dieta  gruppo sanguigno: Gruppo A

Il gruppo sanguigno A appartiene a soggetti che hanno generalmente un apparato digerente sensibile e un sistema immunitario piuttosto tollerante, in grado di adattarsi bene a cambiamenti dietetici e 
ambientali. Questo gruppo sanguigno è conosciuto anche come l’agricoltore. Si tratta di una tipologia che comparì quando l’uomo  scoprì l’agricoltura. I portatori del gruppo A beneficiano di una dieta ricca di alimenti di origine vegetale e a base di cereali. 
Cosa mangiare: meglio puntare su carni bianche (pollo, tacchino), uova, molti tipi di pesce, buona parte dei cereali (ma eliminate quelli con il glutine). Eliminare o ridurre, invece, le proteine animali, i latticini e il frumento. Complessivamente, i soggetti con il gruppo sanguigno
 A potrebbero essere ideali vegetariani.

Dieta gruppo sanguigno: Gruppo B

Le persone che appartengono al gruppo sanguigno B hanno un apparato digerente tollerante e un 
sistema immunitario robusto, con facilità nei confronti dell’adattamento ai cambiamenti dietetici.

Cosa mangiare: queste persone devono scegliere una dieta estremamente bilanciata, che possa 
includere una grande varietà di alimenti provenienti sia dal regno animale sia vegetale. Pertanto, via 
libera a frutta, latte, derivati (limitare i formaggi stagionati), varietà di carni, pesci, verdure. Male invece il loro approccio con i cereali, e in particolar modo con quelli che contengono glutine. Sono sconsigliati gli alimenti ricchi di conservanti e zuccheri semplici. L’attività fisica quotidiana è quella che comporta anche un impegno mentale come il tennis e la camminata. 

Dieta  gruppo sanguigno: Gruppo AB

Il gruppo AB è il gruppo sanguigno più giovane e meno diffuso. Posseduto solo dal 4-5 per cento della popolazione mondiale, richiama per certi aspetti le caratteristiche del gruppo A, 
e per altri quelle del gruppo B.

Cosa mangiare: si tenga conto che quanto sopra definito come “dannoso” per il gruppo sanguigno A e B è dannoso anche per il gruppo AB, pur con qualche eccezione. Ad esempio, tale gruppo non ama le carni (meglio le carni bianche come tacchino, agnello e coniglio), mentre tollerano bene i cereali meglio del gruppo B (ma anche in questo caso, attenzione a quelli con il glutine). 
Evitare formaggi stagionati e latte di mucca.

Dieta gruppo sanguigno: le lecitine

Secondo il fondatore D’Adamo, alla base della dieta gruppo sanguigno ci sono delle particolari proteine chiamate lecitine. Queste proteine secondo una teoria, influenzerebbero in i vari gruppi sanguigni. È bene chiarire che non parliamo della lecitina, un mix di fosfolipidi che aiuta a prevenire l’aterosclerosi e l’ipercolesterolemia.

Le lecitine, a secondo del gruppo sanguigno, non sono tollerate dal corpo. Infatti, quando introdotte con l’alimentazione, queste proteine  sarebbero in grado di attaccare i globuli rossi agglutinandoli. In pratica, quando si assumono le lecitine con la dieta, sarebbe come subire una piccola trasfusione di sangue da un gruppo sanguigno differente dal nostro. Questo meccanismo spiegherebbe come sono aumentare le intollerante alimentari e i disturbi legati a tali scelte dietetiche.

Quando però si effettua uno studio più approfondito su questo teoria,  ci sono delle cose che non 
tornano. Secondo alcuni studi pubblicati e riconosciuti, le lecitine sono presenti nella maggior parte dei cibi, quindi non sarebbero in grado di attaccare selettivamente un gruppo sanguigno specifico. Inoltre l’azione di queste proteine è molto spesso nulla, e il fatto che si legano alle cellule non vuol dire che automaticamente effettuano agglutinazione.

Il nostro consiglio è comunque sempre lo stesso. Considerato che ogni cambiamento del regime 
alimentare deve essere attentamente valutato con un esperto, cercate di ricorrere al consulto di un 
medico e di un dietologo prima di intraprendere qualsiasi strada di dimagrimento e di variazione del 
proprio menu.

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COSA TI PORTA IL 2017 ?



mercoledì 1 febbraio 2017

Immagini Psichedeliche per Mundimago


Psichedelia è la capacità di espandere la coscienza



Pagina dell ' ARTE











PAGINA DEI COLORI






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